04/11/2020

Superbonus 110%: come migliorare di 2 classi energetiche un condominio

Come ormai a tutti noto, l’accesso al Superbonus del 110% presuppone il rispetto di una serie di requisiti e di vincoli tecnici da applicare negli interventi previsti sull’edificio.

 

ROBUR_icona-condominioUno dei requisiti vincolanti è quello di ottenere, con gli interventi previsti, un salto migliorativo di almeno due classi energetiche (ad esempio un edificio in classe E deve risultare a fine lavori in classe C o superiore). Solamente per gli edifici già in classe A3 è previsto un solo salto di classe, cioè in A4, che attualmente è la classe più alta raggiungibile.

 

Questo efficientamento energetico è possibile attraverso diversi interventi che consentono una riduzione dei consumi energetici, ma per l’accesso al Superbonus deve essere realizzato almeno uno dei tre interventi cosiddetti trainanti:
1. l’isolamento termico delle superfici disperdenti dell’edificio (cappotto termico);
2. la sostituzione dell’impianto di riscaldamento centralizzato nei condomini;
3. la sostituzione dell’impianto di riscaldamento autonomo nelle unità immobiliari funzionalmente indipendenti.

 

Il Superbonus è ammesso solo se viene realizzato almeno un intervento trainante.

 

A questi possono poi essere agganciati anche altri interventi di risparmio energetico, previsti nel cosiddetto “Ecobonus”, quali la sostituzione degli infissi, l’installazione di sistemi di building automation, l’installazione di impianti fotovoltaici, etc.

 

Rimane, come detto, il vincolo del miglioramento di almeno 2 classi energetiche.

 

Cosa fare quindi?

 

Portiamo a questo proposito un caso concreto, studiato proprio in occasione della volontà di un Condominio di accedere al Superbonus del 110%.

 

E’ da subito opportuno ricordare che coloro che vogliono approcciarsi al 110% avranno certamente bisogno di tecnici competenti, capaci di analizzare la situazione edilizia in essere e consigliare la migliore soluzione impiantistica e di intervento da effettuare.

 

Come detto, uno dei vincoli da rispettare è la necessità di ottenere un doppio salto di classe per l’accesso al 110% di detrazione fiscale.

 

Per fare questo, il progettista ha a disposizione lo strumento dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE). Svolge quindi una prima analisi, inserendo nei calcoli dell’APE lo stato di fatto dell’immobile (APE pre-intervento).

 

Questa analisi fornirà al tecnico la classe energetica di partenza, cioè prima degli interventi. Successivamente, inserirà nei calcoli uno o più interventi previsti (dei quali almeno uno dovrà essere trainate, come visto sopra) simulando il risultato grazie ad una nuova APE, stavolta post-intervento.

 

Questa operazione fornirà al tecnico e allo stesso Condominio una stima di quale sarà il risultato finale. Potrebbe anche risultare che l’intervento previsto (ad esempio la sostituzione dell’impianto di riscaldamento esistente con una caldaia a condensazione) non riesca a fare aumentare la classe energetica di 2 livelli. A questo punto il tecnico dovrà aggiungere un secondo ed eventualmente altri interventi di efficientamento. Inoltre, il Condominio potrebbe volere aumentare ulteriormente l’efficienza dell’edificio, prevedendo altri interventi per incrementare ulteriormente la classe energetica dell’immobile.

 

Gli APE pre-intervento e post-intervento sono necessari per stimare l’efficacia dell’intervento previsto.

 

Nel caso che abbiamo preso in esame, il Condominio è un edificio sito in provincia di Como, composto da 44 appartamenti disposti su un totale di 8 piani. La superficie utile complessiva è di circa 3700 mq, serviti da una caldaia a condensazione funzionante a gas centralizzata da 450 kW termici, per la produzione combinata di riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria (ACS). La temperatura media dell’acqua inviata al sistema di emissione del calore è pari a 65°C.

 

Tutte le unità immobiliari che compongono l’immobile sono dotate dei classici radiatori ad acqua (termosifoni) dislocati nei vari locali serviti.

 

Come detto, prima di tutto il progettista ha redatto una APE pre-intervento, nella quale ha inserito tutti i dati dell’edificio e degli impianti esistenti (nel caso in questione riscaldamento e ACS). La redazione dell’APE è estremamente utile in quanto fotografa l’attuale stato di funzionamento energetico dell’edificio. Infatti da questa prima analisi sono emersi importanti elementi:

ROBUR-Condominio-ape-pre- la classe dell’immobile è risultata E, con un EP pari a 154,46 kWh/m2 anno (si veda la figura);

- la caldaia è sovradimensionata di circa 100 kW;

- i termosifoni sono stati installati per la potenza originale della caldaia, quindi anch’essi sovradimensionati come superficie di scambio.

 

A questo punto ci si è domandati quale intervento potesse portare la classe energetica almeno a C, cioè 2 livelli più in alto.

 

Il cappotto termico?

 

Normalmente questa è la prima opzione, ma anche la più “invasiva” e complessa, in quanto richiede opere di preparazione e lavori di notevole importanza (ponteggi, lavori in quota, occupazione di spazi a terra, apertura delle pratiche di cantiere, ecc.).

 

Nel caso analizzato, il tecnico ha voluto partire da un altro intervento trainante, quello della sostituzione dell’impianto termico, prevedendo l’installazione di due gruppi di pompe di calore ad assorbimento a gas in luogo della caldaia a condensazione esistente.

 

I gruppi di pompe di calore a gas sono stati pensati per via delle loro caratteristiche specifiche, che bene si inseriscono in una sostituzione:

- hanno temperatura di mandata dell’acqua calda fino a 65°C, utili per l’alimentazione dei radiatori;

- sono poco influenzate, nelle loro prestazioni, dalle condizioni climatiche esterne, in quanto il ciclo termodinamico utilizzato è poco sensibile alla variazione della temperatura dell’aria esterna, mantenendo un buona efficienza anche alle temperature negative;

- sono alimentate a gas, lo stesso vettore energetico utilizzato dal precedente impianto termico, quindi non necessitano di variazioni nella fornitura di gas;

- utilizzano pochissima energia elettrica, che in un Condominio non è mai molto disponibile in termini di potenza installata, neppure in caso di presenza di fotovoltaico (infatti il fotovoltaico è molto utile nei lunghi periodi di soleggiamento e contemporanea richiesta di energia elettrica).

 

ROBUR-schema-condominio

 

Le pompe di calore ad assorbimento a gas raggiungono i 65°C di temperatura dell’acqua e sono poco influenzata dalle temperature esterne dell’aria, quindi ideali per una sostituzione.

 

ROBUR-Condominio_ape-postIl tecnico ha quindi inserito i dati dei due gruppi di pompe di calore ad assorbimento a gas, simulando il risultato della nuova classe energetica: il risultato è di tutto rilievo, in quanto l’APE post-intervento simulata ha restituito il valore di una classe C, con un indice EP di 108,64 kWh/m2 anno (figura accanto).

E’ possibile ottenere un doppio salto di classe anche solo con l’intervento di sostituzione dell’impianto termico ma è doveroso fare alcune considerazioni tutt’altro che di dettaglio.

 

E’ quindi possibile ottenere un doppio salto di classe anche solo con l’intervento di sostituzione dell’impianto termico?

 

In sostanza si, ma è doveroso fare alcune considerazioni tutt’altro che di dettaglio.

 

- La classe energetica dipende anche dall’efficienza del generatore termico utilizzato. I generatori elencati come idonei dal Superbonus per la sostituzione dell’impianto termico come intervento trainante (che sia centralizzato o autonomo) hanno prestazioni ed efficienze diverse, quindi alcuni, da soli, non potranno mai consentire un doppio salto di classe, richiedendo di essere applicati necessariamente insieme ad altri interventi di efficientamento. 

 

Una pompa di calore ad assorbimento a gas ha un rendimento medio stagionale (da non confondere con il rendimento nominale) che può attestarsi intorno al 130%, mentre una caldaia a condensazione intorno al 95%.

 

- Nel retrofit la temperatura di alimentazione dei terminali che emettono il calore nei locali è fondamentale. In questo caso si sono utilizzate pompe di calore a gas, che sono progettate per il funzionamento anche ad alta temperatura di mandata dell’acqua, fino a 65°C per il riscaldamento e 70°C per la produzione di ACS. Queste temperature non sono raggiungibili da tutte le pome di calore in commercio, che risultano perciò incompatibili con i terminali a radiatori ad alta temperatura.

 

- I massimali di spesa previsti dai decreti attuativi (Decreto 6 agosto 2020 pubblicato sulla Gazzetta il 5 ottobre 2020) sono diversificati per tecnologia utilizzata. Per ogni tipo di apparecchio di generazione del calore, il Decreto prevede dei massimali di spesa (in particolare per apparecchi singoli fino a 100 kW). Nel caso delle pompe di calore, questi massimali sono pari a 1.300 euro per kW termico installato (si veda l’Allegato I del Decreto requisiti tecnici). I massimali per le caldaie a condensazione, ad esempio, sono ben diversi (si attestano ai 180 euro per kW termico). Ciò significa che le spese ammissibili, che dovranno essere poi asseverate da un tecnico come congrue rispetto al tipo di intervento, possono essere estremamente diverse.

 

- Le condizioni energetiche di partenza (APE pre-intervento) e la zona climatica possono fare la differenza. Il doppio salto di classe come miglioramento energetico dipende anche in quale contesto viene richiesto. Ad esempio un edificio molto vecchio con impianto termico vetusto in classe G molto bassa (cioè con un indice EP molto alto) potrebbe richiedere un intervento complessivo più profondo, perché il “gap energetico” da colmare per arrivare al doppio salto di classe è notevole.

 

Le condizioni energetiche di partenza (APE pre-intervento) e la zona climatica possono fare la differenza.

 

A questo punto si sostituisce l’impianto termico e basta?

 

Ovviamente questo dipende dai condomini. Una volta raggiunto il requisito di legge, nulla vieta, visto che il Superbonus consente la somma degli interventi, di realizzare contestualmente anche altri interventi di efficientamento, sia per le parti comuni (cappotto termico, infissi delle scale, ecc.), che all’interno delle singole unità immobiliari. In particolare, è giusto osservare che l’installazione del cappotto, unito alla presenza delle pompe di calore avrebbe il duplice effetto di avere minori dispersioni (e quindi minori consumi) e di richiedere una temperatura di mandata più bassa, a tutto vantaggio dell’efficienza delle pompe di calore.

 


 

In conclusione, possiamo affermare che la sola sostituzione dell’impianto termico centralizzato in un condominio può portare al raggiungimento del requisito di miglioramento della doppia classe energetica, nelle giuste condizioni di partenza e utilizzando una tecnologia che è progettata per lavorare anche ad alta temperatura mantenendo una elevata efficienza, quali le pompe di calore ad assorbimento a gas. E’ giusto sottolineare che non è una certezza assoluta perché come detto, giocano un ruolo importante e fondamentale le condizioni di partenza e di contorno dell’edificio oggetto della riqualificazione.

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